Se il cinema è il più potente strumento della contemporaneità atto a fornire nuove visioni, il mediometraggio (36 min.) Cosa c’è di strano in tutto questo di Mauro Bartoli si può annoverare tra i prodotti più riusciti in tal senso. Il film narra la vicenda dello Chef, che non ha mai amato farsi chiamare così, Ivan Fantini, cuoco eterodosso eticamente puro, in bilico tra l’anarchia e il francescanesimo, che giunto all’apice del successo personale decide di mollare tutto per ritirarsi sulle colline romagnole in località Boscost’orto e continuare la sua attività dedicandosi ad una cucina realizzata con il recupero di prodotti destinati all’incuria e all’abbandono. Nella sua trattoria marginale prendono così vita piatti semplici e allo stesso tempo curati, che lungi dal desiderio di stupire, concretizzano un innesco virtuoso al fine di vivere una socialità compiuta.

Oltre al tema della lotta agli sprechi alimentari, viene quindi evidenziata l’importanza del rapporto umano che si esplica anche attraverso l’antica pratica del baratto, capace di svincolare le cose dal dominio dei soldi. Il motto di Fantini a questo proposito è: «Prendete quel che volete, mettete quel che potete», frase capace di una forza rivoluzionaria che scaturisce proprio dalla sua apparente semplicità, che si rende artefice di un cambio di paradigma dove al profitto viene preferito il recupero delle materie prime, dove un piatto è il pretesto per far dialogare le persone, dove il tempo non è denaro ma vita che scorre, dove in fin dei conti, l’esperienza di Fantini mostra con estrema chiarezza che un altro mondo è possibile. In fondo, Cosa c’è di strano in tutto questo?

Sergio Battista

Pin It on Pinterest